Siete attesi

Una sensazione di sconforto ci prende quando il nostro arrivo in una città sconosciuta – al porto, alla stazione, all’aeroporto – nessuno è là ad attenderci. Al contrario, se un viso gioioso ci accoglie, se delle mani si tendono verso di noi, ecco ci sentiamo subito meravigliosamente riconfortati, liberati dalla crudele impressione di essere smarriti, perduti. Che importa, allora queste abitudini, questa lingua tutta questa grande città sconcertante: sopportiamo molto bene di essere stranieri per tutti, nel momento che siamo amici per qualcuno.

Com’è riconfortante anche lo scoprire che i nostri ospiti ci attendevano, genitori e figli non hanno bisogno di dire grandi cose perché noi lo capiamo: la loro accoglienza, una certa qualità di attenzione bastano. Nella nostra camera, alcuni fiori, quel libro d’arte – perché si conoscono i nostri gusti finiscono per convincerci.

Vorrei, cari amici, che andando all’orazione abbiate sempre il forte convincimento di essere attesi: attesi dal padre, dal figlio e dallo Spirito Santo, attesinella famiglia trinitaria. Dove il vostro posto è preparato: ricordatevi, in effetti, ciò che Cristo ha detto: “vado a prepararvi un posto”. Mi obietterete, forse, che Egli parlava del cielo. E’ vero. Ma l’orazione, giustamente, è il cielo almeno ciò che ne è la realtà essenziale: la presenza di Dio, l’amore di Dio, l’accoglienza di Dio a suo Figlio.

Il Signore ci attende sempre.

Meglio: non abbiamo fatto che qualche passo che già viene verso di noi. Ricordate la parabola: “mentre era ancora lontano, suo padre lo vide, fu preso da compassione, corse a gettarsi nelle sue braccia e lo abbracciò lungamente”. Pertanto, ve ne ricordate, questo figlio aveva gravemente offeso suo padre, nonostante questo era atteso, impazientemente.

Cahiers sur l’oraison n° 198 — novembre-décembre 1984 — p. 3